AFFIDAMENTI DIRETTI DI SERVIZI
Affidamenti diretti di servizi: Attenzione alla qualificazione! La recente sentenza del TAR Sicilia ci ricorda la distinzione tra appalto e concessione
Cari RUP,
Oggi analizziamo una sentenza molto interessante del TAR Sicilia, la numero 1165 del 27 maggio 2025, che ci offre un importante chiarimento in materia di affidamenti diretti di servizi. La pronuncia è fondamentale perché sottolinea l’importanza di qualificare correttamente il tipo di contratto che si intende affidare, distinguendo tra appalto di servizi e concessione di servizi. Questa distinzione ha ricadute dirette sulla procedura da seguire e sui limiti all’affidamento diretto.
Il Caso: Il contenzioso nasce da un affidamento diretto della gestione di una casa di riposo per anziani da parte di un’IPAB di Caltanissetta. L’affidamento era stato disposto per un periodo massimo di 9 mesi, in attesa dell’espletamento di una nuova procedura di gara. La Stazione Appaltante aveva basato la sua decisione sugli articoli 50, comma 1, lettere b) e c), e 76, comma 2, lettera b), del D.Lgs. n. 36/2023, relativi all’affidamento diretto di servizi e alle procedure negoziate in caso di urgenza.
I ricorrenti, tra cui il precedente gestore del servizio, hanno impugnato l’affidamento diretto, sostenendo che il contratto in questione non fosse un appalto, bensì una concessione di servizi. Hanno evidenziato che l’affidatario avrebbe dovuto corrispondere un canone all’IPAB in cambio della gestione del servizio e che la sua remunerazione sarebbe dipesa direttamente dagli incassi delle rette degli utenti. Questo, a loro avviso, configurerebbe il trasferimento del rischio operativo tipico delle concessioni.
La Decisione del TAR Sicilia: Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia ha dato ragione ai ricorrenti. Il TAR ha confermato che la vera differenza tra un appalto e una concessione risiede nell’assunzione del rischio operativo da parte del gestore. Nel caso specifico, il fatto che l’affidatario dovesse versare un canone e si remunerava tramite le rette degli utenti ha chiaramente qualificato il rapporto come una concessione.
Cosa cambia con il Nuovo Codice (D.Lgs. 36/2023) per le Concessioni: Il punto cruciale della sentenza è che il nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. n. 36/2023) ha introdotto una
disciplina autonoma e specifica per le concessioni, in particolare per quelle sotto soglia europea. A differenza della precedente normativa, l’art. 187 del D.Lgs. n. 36/2023
disciplina le concessioni sotto soglia prevedendo la possibilità di procedere mediante procedura negoziata, previa consultazione di almeno 10 operatori economici, nel rispetto del principio di rotazione.
Il TAR ha quindi chiarito che:
- Per le concessioni, non è consentito l’affidamento diretto , anche per importi inferiori alla soglia europea.
- Le disposizioni sull’affidamento diretto e sulla procedura negoziata per urgenza (Art. 50 e 76 del D.Lgs. n. 36/2023) non sono applicabili alle concessioni.
- La scelta del legislatore è stata quella di attribuire autonoma dignità alle concessioni, con una regolamentazione procedurale indipendente dagli appalti.
Implicazioni per i RUP: Questa sentenza è un monito importante. In quanto RUP, è fondamentale:
- Analizzare attentamente la natura del contratto: Prima di avviare qualsiasi procedura, assicuratevi di qualificare correttamente il rapporto come appalto o concessione, basandovi sul trasferimento del rischio operativo.
- Applicare la normativa specifica: Una volta qualificata la tipologia contrattuale, seguite scrupolosamente le procedure previste dal D.Lgs. n. 36/2023 per quella specifica fattispecie. Per le concessioni sotto soglia, il riferimento è l’Articolo 187.
- Evitare affidamenti diretti “ponte” ingiustificati: Il TAR ha ribadito che l’urgenza non può giustificare un affidamento diretto di concessione, a meno di eccezioni specifiche e tassative (come quelle previste per le tratte autostradali all’art. 178, comma 5, del D.Lgs. n. 36/2023). L’Amministrazione deve agire con tempestività e programmazione.
In sintesi, la sentenza rafforza il principio di legalità e trasparenza nelle procedure di affidamento, ricordandoci che la corretta qualificazione del contratto è il primo passo per garantire la legittimità dell’azione amministrativa e la piena concorrenza.









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